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mercoledì, maggio 30, 2007
E' la notte elettorale ma è soprattutto la notte di Alan Sparhawk e di Mimi Parker. Sì, c'è un bassista con loro, per un po' anche una violinista ma i Low sono due teste, due cervelli che hanno fatto al rock ciò che Sam Peckinpah ha fatto al cinema: laddove il regista californiano uccideva la violenza rallentandola e cantandola, così il gruppo di Duluth ha ucciso il rock'n'roll rallentandolo e destabilizzandolo. Il paradosso è che la musica dei Low, spogliata dell'impatto selvaggio del rumore, risulta infinitamente più inquietante e devastante di quella di qualsiasi gruppo punk o hardcore in circolazione. I Low fanno rumore col silenzio, con la spazzola e una batteria minimale, con la lentezza. I Low fanno la musica più estrema che possiate immaginare. I trecento appassionati che hanno riempito a metà l'Alpheus hanno visto qualcosa che non potrà essere dimenticato, un'esperienza intima e sacrale, un riverbero catartico e folle, una lettera d'amore lanciata nel vuoto e raccolta miracolosamente. Duluth, Minnesota: cercate da quelle parti la rivoluzione, ogni quarant'anni...
venerdì, maggio 25, 2007
Nello sport come nella vita solitamente si cerca di vincere, di distruggere l'avversario, di avere più degli altri. Un esempio feroce della filosofia cannibale dell'essere umano è la campagna elettorale in città, una sagra della promessa e del favore in arrivo ma soprattutto la sagra del gesto più infimo che l'uomo è costretto a recitare: l'elemosina. Mi capita spesso di subire le richieste di denaro dai tanti passanti che capitano in un quartiere variegato come il mio. Ogni volta ho l'impressione che la persona davanti a me sia assente, come ipnotizzata dalla necessità di abbassarsi a un livello misero. L'altro giorno una donna mi ha chiesto qualche centesimo in negozio con la faccia inespressiva di chi ha azzerato il limite della vergogna: dopo il mio (solito) rifiuto è tornata umana e ha fatto una battuta sulla ragazza che domina la copertina del Mucchio. Ecco, per chiedere un voto o un euro bisogna alienarsi, bisogna abbassarsi, bisogna perdere la dignità. Cosa c'è di umano in questo? Nello sport come nella vita, qualche volta, si perde apposta: per autolesionismo, per mancanza di ambizione, qualche volta per favorire il prossimo, raramente per fare i furbi. Rifondazione Comunista, per esempio, sta dimostrando in città un autolesionismo inaccettabile: dopo il trionfale risultato delle Politiche (circa 1600 voti, un'enormità in una città che non ha mai amato il rosso), non è stato fatto nulla per coinvolgere veramente queste persone né per conoscerle. Com'è possibile non riuscire a trovare 20 persone da candidare su un potenziale di 1600 persone? Com'è possibile che alla mia circoscrizione il partito più a sinistra sia lo SDI? Come si arriva a candidare (per riempire la lista) un personaggio che non è mai lucido perché non è mai sobrio e che oltretutto con la politica non c'entra nulla? Tutto questo vuol dire perdere apposta, per timidezza, per troppa sfiducia, per pigrizia, per mancanza di iniziativa, per (diciamolo) vecchiaia. Manca il coraggio, manca l'ambizione, manca la voglia di mandare a cagare la logica del compromesso a perdere. A cosa serve stare con Prodi e con Marini se poi, per ogni cosa, bisogna stare attenti a quello che pensa la chiesa (con la c sempre minuscola, mi raccomando), a quello che pensa Montezemolo, a quello che pensano i democratici? C'è chi invece perde per favorire il prossimo e per fottere un terzo. La Roma crede di aver fatto un bel gesto regalando la salvezza a Cagliari e Torino, lo stesso faranno domenica Lazio (a Siena) e Milan (a Reggio Calabria) ma perché non si preoccupano del Catania e del Chievo, di fatto inculati per bene da questo modo di fare tipicamente italiano? In America invece si perde per fare i furbi. I miei Boston Celtics hanno regalato ai milioni di tifosi che hanno in tutto il mondo una stagione vergognosa, perdendo ovunque e contro chiunque per avere più possibilità di scegliere in alto nel draft. Obiettivo: Greg Oden, centro da Ohio State, oppure Kevin Durant, fantastica ala piccola da Texas. Risultato? Il sorteggio ci ha regalato la quinta chiamata e tanti saluti a Oden, a Durant e ai tifosi che stanno bestemmiando come mai in vita loro...
mercoledì, maggio 23, 2007
Moscow è una deliziosa cittadina del Nordovest, sede dell'Università dell'Idaho. E' un posto colmo di verde, in collina, dove non succede mai nulla e dove il giorno più atteso dell'anno è il carnevale, il Mardi Gras. E' Velluto Blu, è l'apoteosi dell'immutabile, è la pace dell'America di provincia. E' una di quelle città che puntualmente vediamo nei primi posti delle classifiche di vivibilità. Ventunomila abitanti, meno della metà della popolazione di Twin Peaks, in questo momento sono in lutto: nessuno avrebbe mai pensato che il loro piccolo paradiso sarebbe diventato famoso per il gesto folle di uno squilibrato, tale Jason Hamilton, che ha ucciso la moglie e altre due persone seminando il panico in pieno centro e chiudendo la propria esistenza all'interno di una chiesa presbiteriana. Aveva precedenti penali ma questo non gli impediva di avere due fucili. Ci sono candidati (importanti) al consiglio comunale della mia città che hanno messo come primo punto del programma la sicurezza: a parte che non mi sembra un problema così allarmante visto che siamo regolarmente ai vertici delle classifiche dei comuni con il minor tasso di criminalità, ciò che invece mi disturba è la presenza nelle liste dei candidati di personaggi che con la criminalità e con la violenza hanno avuto spesso a che fare. Ci sono spacciatori, picchiatori, squilibrati, strozzini, papponi. Ecco, se volete rendere più sicura la città, cominciate a controllare bene i vostri colleghi...
lunedì, maggio 21, 2007
Il bello e il brutto di un weekend. Il bello è la musica dei Baby Blue, risposta italiana al new blues dei Kills e a certo underground di Boston, quello (per intenderci) dei Come e dei Pixies. Una rivelazione, una band dall'approccio essenziale e insieme fantasioso che ha nella chitarra sporca e selvaggia e nei controcanti le migliori armi per colpire chiunque abbia confidenza con il rock'n'roll vero e proprio. Ne parleremo ancora, ne sono certo. Il brutto è la farsa dietro l'angolo. La farsa della politica che (almeno nella mia città) ha perso ogni parvenza di cosa pubblica per trasformarsi in pura iniziativa privata. Ormai il voto è un favore, diretto o indiretto che sia, che si fa per recuperare un debito o per assumere un credito da riscuotere in futuro. Non c'è nessun attacco mirato, da parte mia: solo la consapevolezza che ormai tutto è finito. Le persone che stimo e a cui voglio bene la vedono in modo diverso, per loro è giusto fare così, è giusto votare per amicizia e per conoscenza. A questo punto mi arrendo, non parlerò più di questo argomento, mi terrò la mia etica, mi terrò le mie scelte ma non cercherò più di convincere nessuno tanto è inutile. La politica serve a tutti? Macché, mi si dice, serve a un mio amico. La politica serve a mia madre, a mio fratello, serve a me così mi trovano un lavoro. Povero me: da sempre sono stato abituato a pensare che un voto speso bene serve a far stare meglio tutti, a trovare un lavoro a tutti... Domenica sera, dopo l'ennesimo scandaloso turno di campionato falsato dalle squadre con pochi stimoli, Arrigo Sacchi (non un cretino qualsiasi) ha detto in televisione di ammirare la serietà della Sampdoria che si è fatta un nemico, il Catania, rinunciando a regalargli uno o tre punti nella giornata in cui altre squadre hanno fatto le veci del miglior Babbo Natale. Devo farmi un nemico per difendere la mia onestà? Sì, non devo avere paura di farmi un nemico. La politica è ormai come il calcio: devo farmi un nemico? Avanti, la porta è aperta, la scelta è fatta: difendo la mia coscienza politica, cari nemici, e vado a dormire tranquillo...
sabato, maggio 19, 2007
Dopo 22 anni Danny & Dusty sono tornati a cantare il loro rock'n'roll ubriaco, figlio legittimo di sua maestà Bob Dylan. Come allora, anche stavolta l'ombra del maestro è imponente e per nulla involontaria. Rispetto ad allora, però, Steve Wynn è chiaramente il leader della formazione, il più in forma, quello che si prende lo spazio maggiore. Cosa più che normale visto che il suo compare Dan Stuart, leggendario frontman degli indimenticabili Green On Red (tra l'altro passati in Italia un anno fa), non sembra avere ormai da anni la musica come missione principale della propria esistenza. Steve invece sembra un ragazzino, pubblica dischi ogni anno con esiti spesso clamorosi come nel caso dell'eccellente ...Tick...Tick...Tick del 2005, ed è il vero agitatore della scena che sta dietro a questo progetto. Con lui, detto di Dan Stuart, c'è l'amico Chris Cacavas al piano, c'è Stephen McCarthy (chi ha detto Long Ryders?) alle chitarre, c'è Johnny Hott (Gutterball) alla batteria, c'è Bob Rupe al basso e c'è il jolly JD Foster. Le cose migliori sono le due ballate Warren Oates e Let's Hide Away, ma tutto funziona come si deve pur mancando la pur minima dose di rischio. Queste persone non rappresentano una vera e propria band, si tratta in sostanza di un supergruppo, dunque il sacro fuoco della rivoluzione dobbiamo cercarlo nei loro primi lavori, in quel monumento che è il primo disco dei Dream Syndicate o nelle disperate e travolgenti gemme psichedeliche dei Green On Red di Gravity Talks e di Gas Food Lodging. Oggi c'è l'amore per la musica, per Dylan, per il brivido immortale della poesia e del rock'n'roll: tutto questo è rassicurante, tutto questo serve a farci sapere che i nostri eroi preferiti stanno bene. Non è poco...[DANNY & DUSTY. Cast Iron Soul. 2007]
giovedì, maggio 17, 2007
Ci sono episodi che non possono essere dimenticati, ci sono immagini che neanche il passare dei decenni potrebbe cancellare. Spesso l'evento memorabile è decisivo per la nostra esistenza, influisce sul corso delle cose, sulla stessa sopravvivenza del nostro microcosmo. Qualche volta invece un'immagine rimane stampata nel cuore e nella memoria per un significato nascosto, per meglio dire parallelo, collaterale. Per anni mi sono chiesto cosa potesse essere accaduto di così importante al protagonista della canzone Pizza Express dei Massimo Volume. Perché aveva scelto quella insignificante quanto misteriosa scena come spartiacque della propria vita? Un televisore acceso che passava un video pacchiano di Cher poteva aver scosso in modo così forte una persona? Oppure era stato l'atteggiamento dei presenti? Mimì ferma lo sguardo sul cartone della pizza, poi sulle luci accese di una macchina. Sono gli ultimi istanti di quella che da allora in poi sarebbe stata la sua vita precedente. In quel momento cambia anche la mia vita, cambia il mio modo di vedere le cose. Una sera di gennaio di tre anni fa: mamma, non ceno a casa, vado a vedere Roma-Milan al pub e mangio là. Il locale è pieno, sono i bei tempi del boom del calcio nei locali. Perfino un Bologna-Juve richiede la prenotazione nei tre locali principali della città perché ci sarà un vero e proprio assedio ai tavoli. Moggiopoli è lontana, la Serie A è ancora una splendida illusione, un modo per passare serate colme di birra e di emozioni. E' una discreta partita, la Roma mette in mostra il talento accecante di Antonio Cassano, che segna un gol di piatto da pochi passi. Finisce 1-1, un match per nulla memorabile che probabilmente non cambierà l'esistenza di alcun essere umano. Quella sera di gennaio di tre anni fa non ero al pub, il gol di Cassano l'ho visto il giorno dopo. Non aver visto quella partita è l'unico motivo che me la fa ricordare...
martedì, maggio 15, 2007
Mi chiamo Stallone, ho preso l'ormone della crescita perché a 60 anni voglio essere più figo di quando combattevo con quel sovietico biondo e presuntuoso. Le ragazze di Malibu si fanno crescere le tette quindi non vedo perché io non possa esaltare i miei muscoli. Ho il cervello talmente fritto che non mi ricordo se le fiale che mi hanno sequestrato erano tutte per me oppure se dovevo spacciarle. Pensate che figata se esplodessi come un palloncino dopo aver preso tutte quelle fiale, tutti i giornali parlerebbero di me! Non immaginavo che in Australia non volessero bombarsi, pensavo di fare loro un favore! Possibile che non vogliano farsi belli con le bionde siliconate della Gold Coast? Sono colpevole, pagherò anche se non vi capisco: in America non mi avrebbero mai fatto questo...
venerdì, maggio 11, 2007
Sono un ciclista, mi chiamo Ivan Basso, ho cambiato il mio sangue per truffare il pubblico che si è accampato sui Pirenei e che ha aspettato una giornata intera il passaggio del gruppo. Il piano è fallito perché i Pirenei quei cattivoni dei francesi (i soliti invidiosi che s'incazzano) me li hanno fatti vedere in cartolina. Sono indagato, ho parlato già col giudice. Sono innocente, anzi no. Sono pulito, anzi no. Il sangue è mio, non ho preso niente. Sono confuso però sono un uomo: lo dicono tutti, pure il presidente del CONI Petrucci. Dicono che sono coraggioso eppure se mi guardo allo specchio vedo una faccia di merda come poche. Sono contro Filippo Simeoni, sono a favore della mafia del ciclismo ma non posso dirlo, anzi l'ho appena detto. Domani comincia il Giro d'Italia. Non guardatelo, boicottate uno sport gestito e praticato da delinquenti, fateli restare da soli, lasciateli in mutande senza lo straccio di uno sponsor. Piuttosto alzatevi dalla poltrona e andate a pedalare...sempre che la polizia ve lo permetta...
mercoledì, maggio 09, 2007
Dopo circa trenta minuti di concerto, capisco tutto: parte un rito voodoo, Judah Bauer dipinge la musica del diavolo e i fantasmi (finalmente esorcizzati) smettono di torturare Chan Marshall, oggi sorridente e brillante. Urbino è lontana, vedere una band poderosa (con Jim White dei Dirty Three alla batteria) colmare i vuoti e le paure della cantante è la promessa di un grande spettacolo. La più grande cantante soul del mondo, così viene presentata a un certo punto, ha tutti gli occhi addosso ma l'incanto collettivo che colpisce il Piper non può che confermare la promessa. Canta lontano dal microfono, si muove in modo buffo e delizioso, ogni tanto si defila, si accomoda ai bordi del palco tanto c'è la band che si prende la scena. E' un concerto di antico blues suonato da giovani bianchi, ma è soprattutto la rinascita di una clamorosa fabbrica di emozioni, l'unica che può reggere una competizione con Jeff Tweedy quanto a brividi procurati a noi comuni mortali. Mai così bella, mai così illuminata: sembra sempre sul punto di smarrirsi, sembra che stia inventando sul momento, invece è pienamente dentro il suono, impeccabile (a parte un paio di canzoni chiuse a casaccio) nei tempi e nei toni. Se ne va con un mazzo di fiori, circondata dal rumore assordante di un'autentica ovazione. In quel momento non vorrei essere in nessun altro posto del mondo...
lunedì, maggio 07, 2007
Quando, qualche mese fa, i Golden State Warriors ricevettero il gentile omaggio da parte di Larry Bird (general manager degli Indiana Pacers) di uno scambio palesemente favorevole, tutti si concentrarono sul danno subito dalla squadra dell'Est che infatti è rimasta fuori dai playoff. Nessuno invece pensò con la dovuta convizione al fatto che Al Harrington e soprattutto Stephen Jackson (i nuovi acquisti, arrivati insieme a Jasikevicius in cambio dei sopravvalutati Michael Dunleavy e Troy Murphy e del promettente Ike Diogu) avrebbero contribuito in modo sostanziale al verificarsi della più grande sorpresa nella storia del basket NBA. Con il rientro da un lungo infortunio del suo giocatore più rappresentativo, l'esplosivo Jason Richardson, coach Don Nelson (un genio, secondo Dan Peterson) ha potuto finalmente mettere a fuoco il suo spettacolare gioco in velocità, dove spesso anche il centro è un giocatore agile e non troppo alto. Ecco allora la rimonta furiosa nelle ultime due settimane di stagione regolare ai danni dei (troppo) rilassati Clippers, ecco l'approdo atteso da tempo immemorabile ai playoff, con i ragazzi della Baia trascinati da un pubblico in delirio e dal fortissimo tormentone motivazionale Do You Believe? Hanno creduto nei playoff, a Oakland, ma non pensavano che il bello dovesse ancora iniziare. Davanti a Golden State si presentava Dallas, forte di 67 vittorie stagionali (il miglior record della lega) contro le 42 degli avversari. Dallas non poteva certo arrendersi al primo turno, considerando che l'obiettivo minimo dei texani era la finale per cancellare la dolorosa e assurda sconfitta del 2006 imposta loro dai Miami Heat, invece la serie è finita 4-2 per gli Warriors, dominatori fin dalla sorprendente vittoria esterna in gara 1 e capaci di tenere imbattuto il proprio campo nelle tre partite giocate in California. Ha giocato benissimo Baron Davis, il playmaker, vero animale da playoff, è tornato a brillare dopo tanti problemi fisici lo spettacolare numero 23 Jason Richardson ma l'uomo decisivo è stato Stephen Jackson, tiratore istintivo sciaguratamente lasciato andare via dai Pacers ed esploso in gara 6 con un magistrale 7 su 8 dalla lunga distanza. Ora Golden State si prepara a un'altra impresa impossibile: raggiungere la finale della Western Conference. Per farlo deve fiaccare la resistenza della squadra più dura e organizzata della lega, gli Utah Jazz di coach Jerry Sloan che hanno eliminato Houston grazie alla tecnica di Mehmet Okur e alla magistrale saggezza tattica di Carlos Boozer e del play Deron Williams. Il mio pronostico? Utah in sette gare, ma non ditelo in giro...
mercoledì, maggio 02, 2007
Ho imparato qualcosa. Fin da piccolo ho sempre osservato che una persona vista ogni giorno non cambia mai aspetto, e ho sempre tremato al pensiero del tempo infinitamente piccolo e infinitamente grande. Mai avevo pensato che si potesse passare a una classe sociale superiore in modo invisibile e letale. Mai avevo pensato che dietro le parole di sempre, dietro gli occhi di sempre, dietro le solite voci e la solita pelle ci potesse essere un nuovo stile di vita. Soprattutto, mai avevo previsto che l'immagine di oggi potesse essere il risultato di un progetto a lungo termine portato a compimento con apparente ed elegante involontarietà. La felicità, a quanto pare, è la scalata sociale raggiunta senza che nessuno se ne accorga, senza che si possa pensare al dolo. Ma ho imparato a vedere, ho imparato a distruggere la patina di buone maniere che mi circonda. Sono cattivo, sono l'inferno inconfessabile, sono il baratro, sono l'uragano. E' il momento in cui ci si fa belli in giacca e cravatta, è il momento in cui si entra nelle macchine migliori, è il momento di fare il tifo per la carriera dell'amico o dell'amante. Io vado contro e distruggo.
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