La Calma Necessaria a Boise (Idaho)

 

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la testa nel nordovest americano, i piedi troppo fermi nel midwest italiano

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giovedì, marzo 31, 2005
 

IL GRANDE FREDDO?

Daniela aveva raccolto un' intera generazione nella lista, più o meno improvvisata, degli invitati alla festa per il suo venticinquesimo compleanno. C'erano almeno tre ragazzi che avevano avuto una storia con lei, c'erano persone che non si incontravano dai tempi del liceo, c'erano i colleghi di lavoro, amici, amiche, amici degli amici delle amiche, c'era un prestigiatore cinese, c'erano almeno dieci anni di facce e di ricordi, c'era il futuro davanti a ognuno di noi...

Per me fu come fare i conti con la vita, mettendola a confronto con la loro, immaginandomi per l' ultima volta lontano dalle responsabilità della maggiore età, quella vera, altro che i diciotto anni...

L' Indiano, per esempio. Si era messo insieme a una bella ragazza di Roma, entrambi lavoravano nella grande città e lui aveva imparato a cucinare, a pulire la casa, a portare a spasso il cane, a mandare avanti una convivenza da adulti in piena regola.
Il Padrino si rilassava, occhiali scuri e bicchiere di prosecco, immobile come una statua, lontano per un giorno dalla tensione del lavoro in tribunale che procurava in lui sudore al solo pensiero. Mi disse che non aspettava altro che le ferie di agosto. Un anno di lavoro massacrante e cerebrale con la prospettiva di una vacanza come unico fine che giustificasse i mezzi.
Lola si alzò dalla poltrona per giocare un po' col suo bimbo di due anni. Suo marito, consulente aziendale, uno che lavora quindici ore al giorno, era continuamente al cellulare: avevo fatto appena in tempo a stringergli la mano prima che la suoneria del suo Nokia lo allontanasse nuovamente dalla festa.
Salutai il Grigio: stava raccontando a Max e a Carlito le prestazioni sconvolgenti della sua nuova moto, una Ducati usata che gli aveva venduto Brizzi, un pilota romagnolo conosciuto a Bologna, dove il Grigio viveva da un anno con la sua nuova ragazza, Rosy, una biondina con la pancia piatta e un fondoschiena armonioso e stuzzicante. Quando lei si allontanò dal salotto, il Grigio poté finalmente sostituire i racconti motoristici con quelli sessuali, dei quali era narratore impagabile.

A metà festa parlai un po' con Daniela. Le dissi che tutte le facce presenti mi avevano fatto pensare a qualcosa che avrei dovuto fare o evitare nel futuro. Le dissi che festeggiare un compleanno richiamando persone ormai dimenticate, persone che appartenevano al nostro passato ma che avevano preso strade insospettabili (ma in fin dei conti normali), poteva segnare un momento di svolta nella sua vita. I suoi venticinque anni sarebbero stati i primi e gli ultimi di una fase di apprendistato, una fase nella quale si costruisce una filosofia di vita più o meno definitiva. Il giradischi suonava in quel momento THE DOCK OF THE BAY di Otis Redding. Daniela mi rispose:
- Sai, è come questa canzone. Senti quanto è definitiva, immortale, perfetta. Tra cento anni la ascolteranno ancora, e suonerà piena e nuova. La musica degli anni Sessanta ha segnato un confine: tutto ciò che c'era prima era una preparazione a quei suoni irripetibili e geniali, tutto ciò che è arrivato dopo è il mantenimento della cultura di quel rock'n'roll. Ciò che ho imparato in questi venticinque anni mi servirà per prendere la mia strada e per non abbandonarla più. Vedrai che tra un anno festeggerò in modo totalmente differente...









postato danordovest77 | marzo 31, 2005 16:19 | commenti (4)


mercoledì, marzo 30, 2005
 

IL CIELO NUVOLOSO D' AMERICA

Il biondino maledetto cadde in un sonno momentaneo ai bordi di una strada desolata. Cantava per lui l' idolo di Athens tra scintille di feedback e un' eco struggente.

Le curve assassine della bianchissima ragazza degli antipodi, avvolte in jeans blu e in un maglione verde, danzavano, annebbiando gli occhi inebetiti dei ragazzi del nord.

Un pollice sfigurato chiamava a sè il cuore zingaro di Jack Kerouac, avvicinandosi ad allucinazioni e sacrifici grotteschi, suonando un blues su una montagna nascosta.

Lo psicodramma di uno sconfitto, l' ansia epocale regalata al cinema da un maestro inglese nel 1960. Un quadro in bianco e nero che diventa arancione.

La poesia della perfezione, la lentezza pesante della minaccia, l' incubo americano, la banalità sconcertante degli ultimi e inconsapevoli attimi di vita, l' arte che si impossessa della realtà. Un ragazzo biondissimo è appena uscito da scuola: posso vederlo attraverso la finestra della mensa, sullo sfondo. Da questa parte, splendide e depresse bellezze consumano, rifiutano, crèpano.







postato danordovest77 | marzo 30, 2005 15:45 | commenti


lunedì, marzo 28, 2005
 

BAR ITALIANO: "PATRIZZIA"

Era un anonimo mercoledì notte, o giovedì mattina se preferite: quando non si ha un lavoro, e il prossimo esame è lontano almeno tre giorni, può succedere di finire un mercoledì al bar italiano, bevendo tre/quattro/cinque birre in santissima pace. Qualche anno fa succedeva spesso. Più si faceva tardi e più la calma si impossessava di quel posto (perché anche delinquenti e rissaioli hanno un orario da rispettare).

Patrizzia ci vide entrare e ci sorrise, disse che eravamo i più educati tra tutti i frequentatori del bar. Ce lo diceva praticamente ogni volta che ci vedeva, magari venti minuti dopo che qualcuno aveva trasformato il bar in un saloon o che un altro aveva detto qualche porcata a voce (molto) alta.

Quella sera con me e Daniele c'era anche il leggendario Trillò, storico fan dei Fugazi e degli Husker Du, nonché clamoroso bevitore. Alla quinta bottiglia cominciò a cantare una allegra canzoncella popolare in onore della "Regginella Patrizzia". Lei, tutta contenta, rideva e ringraziava, esaltata dalla gentilezza alcolica e dalla voce roca del nostro amico. La cosa andò avanti per più di dieci minuti: fu una vera dichiarazione nei confronti della vera regina di un luogo che metteva il punto (quasi mai esclamativo) alle nostre notti di nullafacenti di provincia. Una regina non più giovanissima ma a suo modo affascinante, con tanto di scollatura generosa a svelare un lepidottero tatuato...



postato danordovest77 | marzo 28, 2005 05:11 | commenti (2)


venerdì, marzo 25, 2005
 

LA BALLATA DI ALESSIA

Alessia finse di addormentarsi sull’ erba, accanto al cestino dove aveva sistemato il pranzo poverissimo che più tardi avrebbe ravvivato un pomeriggio nordico soleggiato e vuoto. Mai come in questa vacanza le era accaduto di dimenticare tutti i luoghi comuni e le abitudini che disegnavano da sempre, almeno da quando aveva finito il liceo, le sue esperienze fuori dall’ Italia. Si mise a pensare, stesa sull’ erba, da sola, circondata dalle mura di un castello, mentre tutti i turisti si occupavano di visitare quella fortezza che fu teatro di orgogliose battaglie medievali. La persona più vicina era ad almeno trecento metri da lei. Il vociare dei turisti restava indefinito, quasi inesistente. Normalmente, a quell’ ora, Alessia avrebbe cercato un trucco nuovo o una borsetta o un intimo nei negozi, avrebbe cercato con lo sguardo attento di una ventenne il locale che avrebbe scatenato la sua ribellione notturna. Tutte le sue vacanze precedenti prevedevano pomeriggi nel cuore della città, pomeriggi che preparavano l’ evento serale fatto di danza e di sorprese. Due anni prima, a Londra, aveva speso mille sterline in dieci giorni, aveva sfidato il buon senso togliendosi ogni sfizio possibile, aveva frequentato locali e concerti, bevendosi cocktail e…ragazzi (almeno uno al giorno), aveva riempito di frivolezze una valigia che durante il viaggio di andata era appositamente e completamente vuota. Una volta, ad Atene, annoiata da un sole straniante e dall’ attesa di una serata che non arrivava mai, fece finta di innamorarsi del proprietario di un bar, passò tre ore a bere vino al bancone facendo gli occhi dolci finché, con sguardo invitante, lo trascinò nel cesso e gli calò i pantaloni. Un attimo prima di cominciare lo guardò negli occhi e gli chiese, in inglese, se lui fosse capace di suonare la chitarra. Il barista greco, chiaramente un idiota, balbettò un “no” alquanto sorpreso, e lei aprì la porta e se ne andò. Aveva passato comunque un bel pomeriggio, tanto c’era tutta la notte per accontentare qualcuno meno idiota del barista…

Questa vacanza era diversa, lei voleva solo attraversare come un fantasma quella settimana nel cuore di Edimburgo, senza avere rapporti con nessuno, senza mettersi in mostra. Era sempre struccata, carina ma non provocante; si era comprata una chitarra prima di partire, si era messa a suonare nei pomeriggi scozzesi, senza guardare in faccia i passanti. Suonava le canzoni di Cat Power e le ballate di Johnny Cash e di David Berman. Mentre suonava, sorrideva al cielo. Senza ammiccare. Insomma, era lì, stesa e immaginava la serata che avrebbe trascorso nel suo locale preferito o, per meglio dire, nell’ unico locale che aveva voluto conoscere in quella città. Ogni sera si accomodava al bancone, beveva almeno quattro birre e fissava i gruppi che si alternavano sul piccolo palco dall’ altra parte della sala, al secondo dei tre piani del locale. Immaginava ciò che, qualche ora dopo, sarebbe realmente accaduto…

Suonavano i Silver Jews, proprio in quel locale. Alessia seguì in silenzio tutto il concerto, per un’ ora fu come ipnotizzata dalle meravigliose melodie sghembe e rallentate della banda di David Berman, si innamorò per sempre di quella musica, si sentiva più bella e felice che mai, però i Silver Jews non suonarono la sua canzone preferita, "Tennessee", una canzone che Alessia conosceva a memoria. Si alzò, approfittò del momento in cui gli applausi del pubblico cessarono, urlò “Tennessee” a Berman che scosse la testa. Mancava la voce femminile per il controcanto. Alessia si fiondò sul palco… “I' ve looked thru offices and honkytonks for a man man enough to be, Mr. Mrs. Tennessee”.



postato danordovest77 | marzo 25, 2005 00:08 | commenti (1)


giovedì, marzo 24, 2005
 

IN VINO SBORNIAS

Prima o poi dovevo raccontarla: la madre di tutte le sbornie. Almeno per quanto riguarda gli ultimi due anni...

E' un imprecisato venerdì d' autunno, abbiamo deciso con i colleghi di dedicarci all' adorazione del dio Bacco. Meta prestabilita: il locale principe del delirio notturno, ovvero il pub del mio amico Ivan, luogo non ancora dedito al cafonaggio manesco quanto piuttosto a quello vocale. Dopo qualche settimana di ambientamento, i nuovi volontari hanno reso il gruppo più folle e libertino che mai. I princìpi bigotti vengono (a malapena) sopportati nelle ore pomeridiane ma la notte non deve conoscere regole...

La formazione a ranghi (quasi) completi si preannuncia battagliera: Nordovest, Asso, Il Biondo, Roby, Lulù, Miki, Antonio e i suoi amici. Si aggiungono a sorpresa un perfido Blasi e il suo rozzo amico. Si aggiunge, altrettanto a sorpresa e in compagnia di un' amica, una bellissima ragazza conosciuta poche ore prima e ignobilmente invitata da uno stralunato Nordovest. Le altre le guardano con sospetto: "Chi le ha chiamate queste?"

Ivan ci riserva un bel tavolo, dal quale vediamo la folla abnorme riunitasi per un insulso karaoke dettato da un duo di discutibili performers. Blasi la fa da padrone con frizzi e lazzi, Miki versa vino in quantità che farà vittime inattese, prima tra tutte un' irreale Roby in preda all' innamoramento spudorato. La ragazza più bella, quella che conosciamo da poco, è già andata via quando si scatenano lingue e danze...

Il viaggio in macchina verso casa di Lulù è alquanto nebuloso ma riesco a cavarmela tra i vicoli del suo quartiere. Arrivo al bar italiano e spacco deliberatamente una bottiglia davanti a un Dionisi basito: avevo la sensazione di aver offeso qualcuno...

Il lunedì telefonai al Marchigiano: lo avevo effettivamente smerdato senza motivo, in preda alla madre di tutte le sbornie...









postato danordovest77 | marzo 24, 2005 02:38 | commenti (4)


mercoledì, marzo 23, 2005
 

BENEDETTO SIA LO STATO DI WASHINGTON

Pochissimi accordi di chitarra, riverberi e dissonanze, una voce profonda e traballante, un viaggio alcolico, massicce dosi di psichedelìa, una ballata piovosa. La band di Olympia aveva aperto il suo cammino con un repertorio di brevi e fulminanti cantilene di post-punk acidissimo ma TIGER TRAP annuncia un' opera che dilata quei temi e li porta a un livello differente. Lo stile è assolutamente riconoscibile, sia quando la trama è affidata allo spigoloso e mitico tono di Calvin Johnson, sia nei momenti raccontati da Heather. Un disco rumoroso e fantastico, completamente alieno in un' epoca destinata al grunge, agli assoli neoromantici di TEN e alle distorsioni robuste di NEVERMIND. Il rumore proveniente dalle nove tracce di YOU TURN ME ON è trascinante e sotterraneo, minimale e pigro. Questo disco non può che rendere omaggio eterno ai Velvet Underground, non può che entusiasmare con la melodia improbabile di TEENAGE CAVEMAN, non può che invadere per tutto il giorno la nostra mente con una ballata drogata come SLEEPY HEAD. Il delirio di chitarre allucinate di GODSEND chiarisce una volta per tutte l' antagonismo "calvinista" nei confronti dei suoni levigati e delle tendenze mainstream. Sporchi, brutti, cattivi, leggendari: benvenuti nel mondo autarchico dei BEAT HAPPENING...
(BEAT HAPPENING. You Turn me on. 1992.)
postato danordovest77 | marzo 23, 2005 17:11 | commenti (1)


martedì, marzo 22, 2005
 

MIETITREBBIA ROSSE IN LONTANANZA

("Dov'erano passati l' ordine delle spighe era sparito, molti teli erano piegati in due e alcuni erano spezzati. Abbiamo seguito le tracce che portavano verso l' altro versante della collina. Maria mi ha stretto la mano e mi ha conficcato le unghie nella pelle.
- Che schifo!
Mi sono voltato".)

Chiusi il libro e passai un giorno intero a immaginare cosa poteva aver visto la sorellina di Michele. La notte succesiva tornai a leggere una storia che mi è rimasta nel cuore...



postato danordovest77 | marzo 22, 2005 15:11 | commenti (9)


lunedì, marzo 21, 2005
 

TWIN PEAKS: LA BELLEZZA

La bellezza: un valore così onesto da non dover essere messo in discussione. Laura Palmer è un personaggio così spudoratamente bello e maledetto da essere per forza uno dei più amati...Il suo osceno delirio nella baita del grassone canadese è l' incubo di ogni persona ragionevole: la ragazza più bella della città si arrende al Male in un eretico ballo di morte, vuota nel cervello e nel cuore, disperata e tragicamente divina. Eccitante e disturbante. Irresistibile. Persa.
postato danordovest77 | marzo 21, 2005 16:56 | commenti (3)


domenica, marzo 20, 2005
 

LE MIE DROGHE PREFERITE: 22 SONGS FROM ITALY

AFTERHOURS. Televisione. CSI. Irata. CRISTINA DONA'. Goccia. FABRIZIO DE ANDRE'. Il Suonatore Jones. ESTRA. L' Uomo coi Tagli. FLOR DE MAL. Just for you. RINO GAETANO. Sfiorivano le Viole. LIGABUE. Walter il Mago. LULA. Da Dentro. MARLENE KUNTZ. Sonica. MASSIMO VOLUME. Pizza Express. MOSQUITOS. Carcrashair. SCISMA. L' Universo. SIX MINUTE WAR MADNESS. Un Filo di Vita. 24 GRANA. 'e Kose ka Spakkano. VINICIO CAPOSSELA. Il Ballo di san Vito. WHITE TORNADO. When i'm bad i'm Better. FRANCO BATTIATO. Il re del Mondo. LITFIBA. Re del Silenzio. CESARE BASILE. In Coda. GIORGIO CANALI. 100.000. SKIANTOS. Largo all' Avanguardia.
postato danordovest77 | marzo 20, 2005 19:47 | commenti (4)


venerdì, marzo 18, 2005
 

THE HOUSE OF FREEDOM

Pare che devo raccontare un magnifico ma poco affollato concerto di Paolo Benvegnù. Troppo facile. Meglio immaginare una notte di fantasmi canadesi. Ma il Canada  è fuoritema e allora bisogna trovare un motivo a stelle e strisce. Leo Di Caprio che si traveste da ladro? Il figlio di Yannick Noah che schiaccia a canestro? Più o meno in tema. Il college basketball accende i cuori d' America, così come il cinema d' autore, quello che commuove. E la musica? Pare che l' hip-hop si stia avvicinando al rockarolla, pare che non tutto è perduto...Pare che Leo Di Caprio finisca in fondo a un carcere. Per finta. Tutto questo per non insultare i musicisti della mia città, a parte quelli che festeggiano un compleanno...Oggi posso scrivere in corsivo, ma conta un cazzo di niente...Oggi penso che i colori spettano alle bandiere, quei colori che D. ha messo insieme benissimo. Nero e verde stanno insieme in modo divino. In America non c'è motivo di giocare coi colori: non chiedetemi di parlare di arte o cose simili, io non capisco un cazzo di pittura o di scultura, ma...

Ma Leo Di Caprio è un attore della madonna, se ne frega dei miei giudizi e sa raccontare storie disperate e profonde. Sa urlare alla notte della Grande Mela, sa prendermi in giro...

"Che fa Morgan Freeman in quel film?" -Guarda le rughe di Clint. E le interpreta.

postato danordovest77 | marzo 18, 2005 04:23 | commenti (3)


giovedì, marzo 17, 2005
 

BENVEGNU' DAY (and other stories)

Il metodo. L' arte. I diamanti. Un esame. La musica. Gli scaffali. Molte cose a cui pensare con la calma necessaria. L' importante è tenere gli occhi aperti e il volto disteso. Un volto disteso, a quanto pare, è molto più bello da vedere...
postato danordovest77 | marzo 17, 2005 00:05 | commenti (4)


mercoledì, marzo 16, 2005
 

THE MILLION DOLLAR MAN

Un volto granitico, impressionante e pesante. La difficoltà di ottenere la pace. Un sogno che si spezza brutalmente. Una decisione da prendere. Una decisione che spetta all' uomo, non a Dio. Lasciamo che sia Dio a decidere? Non se ne parla neanche...
postato danordovest77 | marzo 16, 2005 17:26 | commenti (8)


martedì, marzo 15, 2005
 

L' EVENTO

Niente paura, ragazzi: giovedì la Cantina sarà lieta di ospitare (e ci mancherebberìa) un vero cantore delle anime...Paolo Benvegnù, "live", per un pubblico, si spera, delle grandi occasioni. (Si prega gentilmente chi ha come intercalare preferito "scemo de merda" oppure "'nzi capì" di starsene a casa...)
postato danordovest77 | marzo 15, 2005 14:57 | commenti (15)


domenica, marzo 13, 2005
 

INCUBI (DEATH VALLEY 69)

Nancy Sinatra uscì dalla villa, appena in tempo per non bagnare il muro col suo sangue. Vide un volto anonimo che andava in direzione opposta. Stava per cominciare la più crudele messa in scena del peccato mortale che l' America abbia mai dovuto sopportare...A pochi passi da Hollywood...Una scritta rossa: PIGS. Maiali. Una storia talmente estrema che nessuno in America si sogna minimamente di farne un film o semplicemente di ricordarla. Prima di quella notte, droga e sacrifici abominevoli. Dopo quella notte, l' orrore di una nazione trafitta dal male...

CREDITS: Antonio Tettamanti.

(La violenza e il delirio di quelle persone indemoniate nascondono i problemi di una nazione marcia e corrotta. Per qualche giorno si è potuto urlare al "pazzo", si è potuto puntare il dito sulla stranezza dei freaks eretici della setta dello sciamano Manson. La realtà dice, a distanza di decenni, che il male genera altro male. Oggi un tizio ha sparato mortalmente a sette persone in una chiesa/hotel del Wisconsin. L' ennesimo figlio "sano" di una nazione malata...)

postato danordovest77 | marzo 13, 2005 19:36 | commenti (2)


venerdì, marzo 11, 2005
 

IL MIO GIORNO PREFERITO

Cos' è una ballata? Più o meno una cosa che mi fa dondolare e sorridere, che non mi fa pensare troppo al fatto di non sapere la combinazione della cassaforte (leggasi: formula magica), una storia accompagnata da una musica, o una musica che disegna una storia. Ognuno di noi è il protagonista di una ballata, ognuno di noi riesce a donare, anche involontariamente, un' emozione che provoca una risata o una lacrima di commozione. A chi interessa veramente uscire dal cinismo per vagare tra le emozioni? Esiste qualcuno che, ogni giorno, cerca una ballata memorabile piuttosto che arrendersi alla banalità del nulla? Il disco in vinile che gira, così anacronistico, inondando la casa di rock psichedelico, sta dettando una ballata. Le finte, i giochetti e il sorriso infantile di Ronaldinho stanno ricamando una ballata. La gente che improvvisa, che inventa, che non programma, che sorride, sta suonando una ballata. Lo scrittore che riesce a cancellare qualsiasi compromesso sta urlando una ballata. Chi sa fermarsi un attimo, chi sa amare il silenzio, chi sa zittire l' idiozia sta scrivendo una ballata.
Il venerdì è sempre una ballata. Fino a tardi.
postato danordovest77 | marzo 11, 2005 16:36 | commenti (4)


giovedì, marzo 10, 2005
 

MARCH MADNESS

I figli di papà che popolano la Duke University, futuri medici, avvocati e scienziati della grande e prepotente America, perdono ogni ritegno sugli spalti del Cameron Indoor Stadium per sostenere la squadra più boriosa e fighetta del College Basketball. I fortunati (e coraggiosi) studenti, che ogni volta dormono davanti alla biglietteria del campus per ottenere i tagliandi della partita, riempiono di insulti beceri gli avversari, si colorano il volto di bianco e blu, urlano come dannati in onore del demonio blu che li rappresenta ufficialmente. L' allenatore/educatore dell' ateneo di Durham è, da venticinque anni, il "polacco" Mike Krzyzewski, un vero santone, sempre elegante e corretto, quasi bigotto, uno che ha rinunciato ai dollari della NBA (molti di più di quelli che guadagna a Duke), uno che insegna ai suoi giocatori le regole della vita prima che quelle del gioco: nel College Basketball si viene squalificati anche se si riceve in regalo una maglietta, in onore di un dilettantismo assoluto e ipocrita ma clamorosamente credibile proprio perché viene controllato con la lente d' ingrandimento dai fanatici media a stelle e strisce.

Arene da ventimila posti sempre esaurite per veder giocare ragazzini di diciotto anni, mentre le stelle dei licei preferiscono guadagnarsi da vivere al piano di sopra (lèggi: NBA). Arene piene in nome della scuola, in nome dell' orgoglio immortale della giovinezza. Noi italiani tifiamo per la squadra della nostra città, gli americani hanno una sola bandiera, quella del College.
Nel primo weekend di aprile l' apoteosi della Final Four (dove è già storico partecipare almeno una volta) cancellerà ogni evento dalla testa di una nazione intera. Marzo è il mese del College Basketball, una follìa collettiva colorata, inebriante, infantile, che a Durham (N.C.) come a Chapel Hill (N.C.), a Champaign (Ill.) come a Eugene (Ore.), a Gainesville (Fla.) come a Winston-Salem (N.C.), a Lawrence (Kan.) come a Tucson (Ariz.), si compie ogni anno...
postato danordovest77 | marzo 10, 2005 17:16 | commenti (3)
 

VERGOGNA

Sui blog di splinder oggi c'è un link pubblicitario di Mondadori. Finalmente quella merda di Berlusconi ha invaso anche queste pagine. Prometto che, per protesta, non comprerò libri Mondadori per almeno sei mesi a partire da oggi. Questo blog si dissocia dall' imperialismo di uomo che nel nostro paese controlla veramente tutto. Questo blog invita tutti i lettori a boicottare Mondadori.
postato danordovest77 | marzo 10, 2005 15:17 | commenti (35)


martedì, marzo 08, 2005
 

LA PREGHIERA RIFIUTATA

Cosa succede se un direttore cattolico e notoriamente bigotto passa davanti alla porta socchiusa della camera dei suoi "soldatini" preferiti e, attraverso lo spazio visibile, si accorge che la più timorata delle ragazze da lui invitate si sta esibendo in un ballo sgraziato e lascivo? Succede che il direttùr gira la testa dall' altra parte e comincia a capire che forse non è stata una grande idea quella di portare a spasso per l' Italia un simile gruppo di scalmanati. Certe scene dicono tutto della mentalità arretrata delle autorità religiose. La provocazione di una ragazza che fa ballare le sue ingombranti tette in un attimo di puro divertimento non è che un gesto di libertà. La provocazione di un ragazzo che rompe la catena delle preghiere non è che un gesto di coerenza e di onestà intellettuale. Per il direttùr, e per quelli che lo circondano ogni giorno, restano provocazioni. Gratuite e puerili.
postato danordovest77 | marzo 08, 2005 15:18 | commenti (5)


lunedì, marzo 07, 2005
 

IL SIGNOR "VARNALINE"

Di tutti i negozi di dischi di Dublino è evidentemente il più sfigato. Credo si chiami SMILE, e già questo particolare fa temere che sia gestito da Gerry Scotti o da Lapo Elkann. E' invece un posto piccolo e disordinato, pieno di dischi folk e blues, gestito da un signore di mezza età.

Stavo per andare via senza acquistare nulla quando fui attratto dal prezzo (più che dal disco in sé) di un disco a nome VARNALINE. Sei sterline e cinquanta per dieci canzoni a me ignote potevano rivelarsi un affare oppure una piccola delusione. La nebulosa immagine urbana della copertina infonde un angosciante timore, ma MAN OF SIN nasconde trame che ancora si lasciano amare dopo tanti ascolti. Chitarre sporche e melodie rallentate e pigre, realizzate (a quanto si legge nelle note) da una sola persona: Anders Parker suona e canta "ogni cosa", tranne il basso. L' atteggiamento di fondo e i riverberi sono quelli cari a Sparklehorse e (in parte) Beat Happening, la forma è quella dei Dinosaur jr., la sostanza è una musica che non rinnega la storia del rock (Beatles su tutti) ma che comunica emozioni autunnali da vivere con animo rilassato e compiaciuto. GREEN AGAIN è la classica canzone che in un mondo perfetto sarebbe in testa alle classifiche di vendita, in realtà non appare neanche nelle classifiche degli appassionati. Niente di sconvolgente o rivoluzionario, intendiamoci, ma stiamo parlando semplicemente di una canzone, bellissima e un po' inquietante, che un gruppo come i COLDPLAY non avrebbe mai il coraggio di pubblicare così volutamente imperfetta e grezza. Durante l' ascolto del disco si ha spesso il dubbio che si possa trattare di un lavoro non ufficiale, così "domestico" e nudo. Invece la confezione ci ricorda che un' etichetta lo ha regolarmente pubblicato e distribuito, facendolo finire anche negli scaffali di SMILE, mimetizzato tra centinaia di dischi di musica celtica.
(VARNALINE. Man of sin. 1996.)
postato danordovest77 | marzo 07, 2005 19:39 | commenti (2)


domenica, marzo 06, 2005
 

NOTTE FONDA

Nel bar dei sogni, dove ogni tanto si svolgono serate dettate dal mio inconscio, le persone sconosciute non riescono a comunicare in modo sensato. Le loro parole non hanno suono, i loro volti sembrano quelli dei pesciolini rossi dell' acquario della vicina di casa. Sembra che stiano dicendo qualcosa ma non riesco ad ascoltare niente, neanche un lieve ronzìo. Capisco solo le parole dei miei amici che, quando mi vengono a trovare in quel bar senza luogo, fanno discorsi bizzarri e nuovi. Ricordo perfettamente la sera in cui la Creatura mi portò cento figurine di calciatori in cambio di un prosecco al bancone. Non faccio la collezione delle figurine da almeno vent' anni, ho tenuto solo quella di Cassano e ho lasciato le altre sul tavolino rotondo vicino all' ingresso del locale. La sera dopo sono andato in un altro locale, che esiste veramente, e ho bevuto un litro di birra senza proferire parola. Ho ascoltato il vociare dei ragazzi che affollavano la sala: purtroppo stavolta potevo distinguere perfettamente il significato dei suoni emessi. Il mantra, opprimente e sgradevole, consisteva in una ripetuta serie di "scemo de merda" che i simpatici gentiluomini si scambiavano tra loro, come in una sorta di infinito intercalare che finiva per affossare tutte le altre parole...
postato danordovest77 | marzo 06, 2005 18:01 | commenti (8)


venerdì, marzo 04, 2005
 

LE MIE DROGHE PREFERITE: 22 RECORDS FROM THE 80's

LOU REED. New York.
DREAM SYNDICATE. The Days of Wine and Roses.
REM. Murmur.
GREEN ON RED. Gravity Talks.
GUN CLUB. Fire of Love.
HUSKER DU. Warehouse: Songs and Stories.
JANE'S ADDICTION. Nothing's Shocking.
THE JESUS AND MARY CHAIN. Psychocandy.
OPAL. Happy Nightmare Baby.
PIXIES. Surfer Rosa.
SONIC YOUTH. Daydream Nation.
BRUCE SPRINGSTEEN. Nebraska.
THIN WHITE ROPE. Exploring the Axis.
U2. The Joshua Tree.
VIOLENT FEMMES. Violent Femmes.
YO LA TENGO. President Yo la Tengo.
WIPERS. Is This Real?
X. Los Angeles.
SOCIAL DISORTION. Mommy's Little Monster.
POGUES. Rum Sodomy and the Lash.
MANO NEGRA. Puta's Fever.
MEAT PUPPETS. Huevos.
postato danordovest77 | marzo 04, 2005 15:32 | commenti (8)


mercoledì, marzo 02, 2005
 

LA CALMA NECESSARIA (WINTER VERSION)

Camminai sotto la pioggia senza preoccuparmi di coprire la testa. Raggiunsi il portone di casa. Il cellulare squillò nell' attimo in cui la chiave aprì la serratura. Mi aspettavano due ore supplementari di chiacchiere e rhum. Purtroppo a quell' ora tutta la città dormiva. Non c'era modo di vedere ragazze carine né di trovare un qualsiasi locale affollato per fare un po' di carnevale. Solo chiacchiere e rhum con un amico. Poi, tornando a casa alle tre, notai una figura di donna seduta davanti alla serranda (chiusa) del proprio negozio.

"Che fai? Non hai freddo?"
"Sto pensando. Con calma."
"Ti porto a casa. Non vorrai dormire nel tuo negozio?"
"Non ho neanche le chiavi. Sono qui perché sapevo che saresti passato."

postato danordovest77 | marzo 02, 2005 00:50 | commenti (5)


martedì, marzo 01, 2005
 

MAINSTREAM

La musica è una brutta bestia. Merita pazienza, ricerca, coraggio.

Pazienza perché non sempre l' ascolto facile (quello, per intenderci, della canzone in sottofondo mentre lavoriamo, facciamo la spesa o guidiamo la macchina) è il più adatto alla nostra sensibilità. Quasi sempre le canzoni che più ci appartengono hanno bisogno di conquistare il nostro cuore lentamente, dopo svariati (e attenti) ascolti.

Ricerca perché moltissime meravigliose canzoni non girano in radio e non vengono pubblicizzate a dovere, rimanendo così pepite ben nascoste.

Coraggio perché andando dietro a band poco conosciute si rischia la delusione, quindi molti di noi si accontentano di andare sul sicuro spendendo tempo e soldi sui soliti noti.

Queste premesse per dire che, senza ombra di dubbio, l' equazione "vendite=qualità" è, se si discute di musica americana, fasulla e fuorviante ma, purtroppo, comprensibile. Dopo una giornata di lavoro è raro trovare qualcuno che dedica il poco tempo libero alla ricerca musicale anziché allo svago con la ragazza o con gli amici. Allora quali suoni restano nel cervello? Ovviamente quelli radiofonici, ascoltati in macchina e in ufficio. In sottofondo. Figuriamoci se si ha il tempo di conoscere perle memorabili del rock'n'roll presente e passato...

Per questa serie di motivi risulta impossibile, in quanto squilibrata, una discussione sull' argomento finché la controparte ha presente solamente il repertorio "mainstream" del panorama musicale. E' inutile che io dica, a chi non le ha mai ascoltate, quanto siano splendide e coinvolgenti le ballate narcolettiche dei LOW, o quanto sia luminosa e geniale la "classicità rivisitata" degli WILCO: l' unica strada è l' ascolto, ripetuto e non casuale, delle meraviglie sommerse della musica americana. Per far capire che, oltre alla musica dei "grandi numeri", ne esiste un' altra che aspetta soltanto di regalarci emozioni indimenticabili. Quante volte, ascoltando una canzone, mi sono sentito fortunato per non averla ignorata!

"Però quella è la musica che si vende, quindi il parere della massa va rispettato".

Ok, il problema è che parliamo di una concorrenza che non esiste. Datemi una radio nazionale che passa ogni giorno, di pomeriggio, i KILLS e MARK LANEGAN, poi ne riparliamo...

postato danordovest77 | marzo 01, 2005 18:09 | commenti (14)